CAPITOLO 3
I tre non tornarono nemmeno alla locanda per recuperare i pochi bagli che si portavano dietro. Si misero subito incammino ed in poco tempo furono oltre le mura della città di Narbet. Davanti a loro s’estendeva un pianura completamente avvolta dal manto scuro della notte perenne che regnava su quella terra, in lontananza, la striscia argentea del un fiume Ludanio si delineava all’orizzonte, unica traccia di luce in quel panorama oscuro. La luna era ormai scomparsa oltre il sipario di nubi grigie, residui del precedente temporale.
Ora che sapevano che la Gilda era sulle loro tracce dovevano muoversi in fretta e prendere ogni tipo di precauzione. Non acquistarono nemmeno cavalli e provviste per evitare che gl’inseguitori potessero trovarli più facilmente. Procedettero lontano dalla strada evitando, almeno per i primi due giorni, zone abitate e cibandosi di ciò che la vegetazione offriva loro. Solo all’alba del terzo giorno raggiunsero un villaggio, non lontano dal confine con la Grande Terra. Acquistarono tre cavalli e le provviste necessarie per sostenere il viaggio almeno sino ad i primi villaggi della Terra del Vento.
Lonerin non era ancora certo che farsi guidare dal bambino, perennemente nascosto sotto il mantello, fosse l’idea migliore.
- Qual’è il tuo nome? – gli aveva chiesto mentre lasciavano Narbet.
Il bambino l’aveva fissato da sotto le tenebre del cappuccio, che lasciavano intravedere solo l’accenno di due occhi di un verde troppo luminoso per rimanere completamente nascosto. Dire, o solo cercare d’intuire cosa pensasse il piccolo mago era impossibile, e Lonerin dovette ammettere che l’inquietava.
- Asthel. –
In quanto a Dubhe, scrutava il nuovo arrivato come fa un predatore mentre studia la preda. Non si fidava.
Al villaggio alloggiarono in una locanda appena fuori dal centro abitato. Era molto tranquilla, all’interno non c’era nessuno se non il locandiere ed altri due avventori, che parlottavano in un angolo vicino al camino.
Quella sera, prima di coricarsi, Dubhe prese da parte Lonerin, dicendogli ciò che il mago già da diversi giorni s’aspettava.
- Non mi fido del ragazzino. –
- E’ solo un bambino. – Tentò di tagliare corto Lonerin, ma infondo sapeva che c’era qualcosa di più. Quel bambino, per quanto bambino fosse, lo metteva a disagio ogni volta che da sotto il cappuccio puntava gli occhi su di lui. Era come se gli leggesse l’animo.
La ragazza lo squadrò, intuendo i suoi pensieri.
- Non è vero e lo sai. Ha qualcosa di strano. E poi come fa a conoscere Sennar? Lui e Nihal se ne sono andati dal Mondo Emerso troppi anni fa perché lui possa averli conosciuti. Per non parlare del fatto che tiene sempre il cappuccio. Se non avesse nulla da nascondere non si coprirebbe il volto. –
- Almeno che non abbia la varicella -, tentò d’ironizzare il mago. Ma Dubhe non aveva nessuna voglia di scherzare.
- Lonerin…-
- Senti, il ragazzino non convince neanche me. Probabilmente è un bugiardo a partire dal fatto che ci ha mentito sul suo nome, perché non credo si chiami Asthel. Ma in ogni caso fugge anche lui dalla Gilda e sembra davvero sapere come arrivare da Sennar, quindi tanto vale portarcelo dietro. Dopotutto non possiamo abbandonare un bambino. –
La ragazza annuì, poco convinta.
Il mezz’elfo passeggiava fuori dalla locanda. Fortunatamente la Gilda non si era ancora fatta viva da quando avevano abbandonato Narbet, ciò poteva significare che o avevano perso le loro tracce, oppure avevano guadagnato una buona distanza negli ultimi tre giorni. Lui era più per la seconda ipotesi.
Il mezz’elfo sapeva che i suoi due compagni di viaggio non si fidavano di lui, ma dopotutto non poteva biasimarli. Nemmeno lui si sarebbe fidato di se stesso nella loro situazione. Tuttavia la cosa iniziava ad irritarlo. Continuavano a rivolgergli sguardi ostili e sospettosi. Avrebbe molto preferito che lo ignorassero. Tutto questo rendeva il viaggio particolarmente penoso e non faceva che aumentare il suo stato di confusione dovuto agli ultimi avvenimenti. Non aveva la più pallida idea di cosa fare, il suo unico pensiero fisso era trovare Sennar, forse lui gli avrebbe schiarito le idee.
Già, e poi?
Il mezz’elfo scosse il capo, cercando d’allontanare quei pensieri. Continuare a rimuginare era inutile.
Ti andrà in fumo il cervello se non la smetti.
Nei cinque giorni successivi attraversarono la pianura desolata della Grande Terra, cosa che rese il mezz’elfo ancora più pensieroso. Dubhe e Lonerin si scambiavano ogni tanto qualche parola sulla strada da prendere, per il resto regnava il silenzio.
Alla sera accendevano sempre un piccolo fuoco per scaldarsi, intorno al quale consumavano con particolare attenzione le provviste e discutevano sul da farsi.
- Dovremmo procurarci una barca per attraversare il Saar, una volta raggiunti i confini della Terra del Vento – disse Lonerin.
- Forse sarebbe meglio procurarcela prima. Vicino a Salazar scorre un fiume, è meglio procurarcela lì e lasciare i cavalli alla città-torre, in questo modo copriremo di più le nostre tracce. – Suggerì il mezz’elfo.
Gli altri non ebbero nulla da ridere, il suo ragionamento filava liscio.
Fu in una di quelle notti, durante le sue lunghe passeggiate, che il piccolo mago vide apparire davanti a sé un globo di luce azzurrognola, dove al centro prese forma una pergamena. Era una lettera di Sennar, e d il destinatario non perse tempo, iniziando subito a leggerla.
Come la volta precedente il mago dai capelli rossi si dimostrò di poche parola. Al mezz’elfo dispiaceva, ma dopotutto poteva ben immaginare l’inquietudine e le molteplici domande che in quel momento dovevano vorticare nella testa del mago. In ogni caso fu comunque felice di ricevere sue notizie.
Sennar chiedeva semplicemente dove si trovasse e quando sarebbe arrivato. Ovviamente non vedeva l’ora d’avere dei chiarimenti ed inquadrare quale fosse la situazione.
Nella sua risposta, il mezz’elfo fece il possibile per rassicurarlo. Gli raccontò del viaggio che stavano facendo, dell’attacco della Gilda, del fatto che ogni tanto i suoi poteri gli davano buca, aggiunse anche che non appena sarebbero giunti nelle Terre Ignote l’avrebbe informato.
Quando, infine, arrivarono nella Terra del Vento, al mezz’elfo parve trascorsa un’eternità.
Come previsto si procurarono un barca, abbandonando i cavalli al villaggio e fecero un po’ di scorte per il viaggio.
Il tragitto in braca fu, se possibile, ancora più penoso di quello precedente, soprattutto per il mezz’elfo che fu costretto a rinunciare alle passeggiate notturne. La nebbia umida e appiccicosa che avvolgeva la barca a l’intera superficie lacustre era opprimente, e nascondeva innanzi a loro il percorso del fiume. La nebbia si dissipò, o almeno si fece meno compatta quando raggiunsero le acque ribollenti del Saar.
- Non sarà facile arrivare dall’altra parte – disse Dubhe, visibilmente preoccupata.
Mille spruzzi d’acqua bagnavano loro i visi, tentarono più volte di remare contro la corrente impetuosa ed evitare i massi acuminati che spuntavano dal fiume gorgogliante. Solo dopo una mezz’ora di tentavi, in cui rischiarono più volte di rimanere incagliati tra le rocce, cercarono un altro modo per raggiungere l’altra sponda.
- Dobbiamo usare la magia, non c’è altra soluzione. Di questo passo non concluderemo nulla, a parte finire a picco con la braca sul fondo del fiume – disse Lonerin.
- Possiamo usare l’incantesimo del volare- disse Asthel.
- Puoi portarci direttamente a casa di Sennar? –
Il mezz’elfo rifletté. A casa di Sennar non c’era mai stato, tuttavia il mago gli aveva spiegato in modo preciso dove si trovava. Il vero problema era che lui non conosceva bene la zona per poter dire con certezza che vi sarebbero arrivati, per non parlare dei suoi poteri. Tuttavia sentiva che la sua energia magica si era ristabilita, forse non completamente, ma doveva rischiare, in ogni caso una volta giunti a destinazione avrebbe avuto tutto il tempo per riprendersi completamente.
- Posso provare. –
I tre si presero per mano, chiusero gli occhi e avvertirono qualcosa di simile al vuoto nello stomaco, i piedi che non toccavano più il suolo della barca. Quando riaprirono gli occhi, scoprirono di trovarsi in un luogo sconosciuto e molto diverso dal Mondo Emerso. La fitta vegetazione di una foresta li avvolgeva, scura e impenetrabile da far quasi paura. Doveva essere notte, perché il buio era troppo intenso perché l’oscurità fosse solo semplice opera dei rami intricati, che creavano una volta vegetale sopra di loro. Alzando lo sguardo, il mezz’elfo poté infatti vedere dei ritagli di cielo blu, puntellato di stelle luminose.
- Eccola. –
Il piccola mago puntò i dito davanti a sé. Di fronte a loro, infondo a un vialetto, sorgeva un casupola dal tetto di paglia, dalla quale proveniva una luce intesa e rassicurante.
Lonerin picchiò tre colpi sulla porticina della casa, che parvero rimbombare nel silenzio della foresta, vivacizzata solo dal canto del grilli e dal verso di un gufo che alzava il suo grido sopra la chioma verdeggiate degli alberi, nel bel mezzo della notte. All’interno risuonarono dei passi e un’ombra si stagliò sulla finestra luminosa.
Il mezz’elfo attese con il fiato sospeso, mentre la porta s’apriva con una lentezza snervante e quasi ossessiva.
- Sei in anticipo, non è da te. – Esordì ironico il vecchio che apparve sulla soglia.
Sennar era molto cambiato dall’ultima volta che il piccolo mago l’aveva visto. Certo avrebbe dovuto immaginarlo, dopotutto erano passati quarant’anni, tuttavia gli fece uno strano effetto, forse proprio perché, lui, che non poteva crescere, vedeva la vecchiaia come qualcosa di astratto e che non riusciva a concepire. Una realtà lontana e impossibile per lui. Ma non per Sennar. Il mago era invecchiato, sul suo volto non traspariva più l’espressine spiritosa e decisa che il mezz’elfo aveva conosciuto. Sembrava uno di quei vecchi maghi che tanto aveva immaginato da piccolo, quei potenti saggi dalla lunga barba bianca, con le lunghe vesti e un bastone nodoso su cui appoggiarsi. Tuttavia c’era qualcosa d’inconfondibile sul volto del vecchio mago: gli occhi di un azzurro terribilmente chiaro. Qualcosa però turbò il mezz’elfo. C’era qualcosa nell’espressione del vecchio amico, che lui conosceva bene, un dolore ed una tristezza che il mezz’elfo aveva provato molto tempo prima sulla sua pelle. Il mezz’elfo gli sorrise tristemente da sotto il cappuccio e un lampo di comprensione passò sui volti dei due. In quel semplice sguardo vi era riflessa la stessa via dolente che entrambi avevano percorso.
- Abbiamo avuto dei problemi ad attraversare il Saar. –
Sennar sorrise, erano tutti e tre fradici.
- A quanto pare l’imprevisto si è dimostrato un modo per arrivare prima. Ecco perché sei stranamente in anticipo e perché non mi hai avvisato del tuo arrivo come ti avevo chiesto. –
Il vecchio mago invitò tre ad entrare. L’interno non era molto grande, un camino illuminava l’intero ambiente, sul tavolo rettangolare al centro erano ammucchiati un gran numero di libri e pergamene.
I quattro presero posto intorno al tavolo e, finalmente, Sennar rivolse l’attenzione agli altri due.
Dubhe e Lonerin raccontarono del Consiglio delle acque, della maledizione e dei piani della Gilda. Sennar ascoltò impassibile l’intero racconto, mentre versava della fumanti tazze di tè agli ospiti, e lanciando ogni tanto delle occhiate al mezz’elfo.
- Insomma, la gilda ha richiamato lo spirito del Tiranno e sta cercando il corpo di un mezz’elfo in cui metterlo. Sappiamo che è sulle tracce di vostro nipote, San. –
Sennar appoggiò sul tavolo un piattino con biscotti, Asthel ne prese subito uno, era affamato.
- Per la tua maledizione non posso fare nulla. Ho esaurito tutti i miei poteri quando ho tentato di richiamare lo spirito di Nihal, morta diversi anni fa. La mia magia è al minimo, non ho la forza di spezzare un sigillo. –
Poi si voltò verso il mezz’elfo. – Forse qualcun’altro sì, però. –
- Per il resto, non m’importa nulla del Mondo Emerso, gli ho già dato tutto ciò che avevo e ora voglio solo terminare la mia vita in solitudine. –
Allora ho visto giusto, pensò tra sé il piccolo mago.
- Ma vostro nipote è in pericolo – continuò Lonerin.
Sennar sogghignò. – E’ molto meno in pericolo di quel che credete, visto che il Tiranno è già tornato in vita per conto suo ed in questo momento è ospite a casa mia a bere il tè. –
I due rimasero interdetti e il mezz’elfo lo maledisse tra sé il mago, mentre mangiava l’ultimo biscotto. Non mi sono mica tenuto il cappuccio per tutto il viaggio per divertimento!
- Ti piacciono i biscotti, Aster? – chiese Sennar rivolto al maghetto.
- Molto - rispose Aster tranquillo, come se le parole di poco prima non l’avessero irritato. – Li hai fatti tu? –
- No, gli Huyé, delle creature che vivono in questa foresta. Ogni tanto mi lasciano qualcosa nell’albero cavo di fronte a casa. –
- Sono molto gentili. –
- Già, e tu molto sciocco. Hai intenzione di portare avanti questa commedia ancora per molto? –
- Quale commedia? –
- Ti ricordavo meno spiritoso. Lo sai benissimo. Vedi, è molto irritante parlare con qualcuno che tiene il cappuccio calato e non si fa vedere in faccia. –
- Era necessario – rispose Aster, serio.
- Ora non più, mi pare. –
Con un unico movimento elegante, Aster si tolse il mantello inzuppato delle acque del Saar. Lo mise vicino al camino per farlo asciugare, poi si voltò verso gli altri con un’espressione indispettita dipinta in volto.
Sennar sorrise teneramente, era proprio come se lo ricordava. Bellissimo, con i cappelli del colore della notte che gl’incorniciavano un viso ovale e dalla pelle diafana, gli occhi di un verde sconvolgente e le aggraziate orecchie a punta che spuntavano dalla chioma.
- Non sei cambiato per niente. –
- Sarebbe strano il contrario. –
Dubhe saltò in piedi con uno scatto improvviso, puntando il dito terrorizzata contro il mezz’elfo.
- E’ lui Aster, quell’Aster! Lui è il Tiranno! –
Lonerin fece scorrere lo sguardo da Aster a Sennar, senza capacitarsi di quel che stava accadendo.
- Visto che il mio travestimento era necessario? – disse Aster a Sennar.
Il vecchio mago sogghignò.
- In ogni caso non potevi tenerlo per sempre. –
- Che cosa sta succedendo? – chiese Lonerin in cerca di spiegazioni.
Aster tornò a sedersi ed uno sguardo del vecchio mago lo invitò a raccontare ciò che era accaduto nei sotterranei della gilda.
- E’ iniziato tutto circa un mese fa…-
Il mezz’elfo racconto del modo misterioso in cui era tornato in vita, di come era fuggito dalla Casa sino a quando aveva rintracciato i due.
Al termine del racconto Dubhe e Lonerin erano più confusi che altro e i sospetti della ragazza nei suoi confronti non potevano essere che aumentati.
- E’ inutile che fate quelle facce -, iniziò Sennar – se il piccoletto avesse voluto uccidervi o consegnarvi alla Gilda sareste già parecchi metri sotto terra. –
- Grazie Sennar -, disse Aster con una punta d’ironia. - E comunque, nonostante quello che dice n giro Yeshol, io non ho nulla a che fare con la Gilda. –
- Ora, credo sia giunto il momento di farsi una buona dormita, questa giornata è stata ricca d’emozioni per tutti, quindi, visto che ripartirete presto è meglio che andiate a dormire. Il granaio è a vostra disposizione. –
I due ragazzi non se lo fecero ripetere due volte, sparendo subito nel granaio. La loro visita a Sennar si era dimostrata molto diversa da come se l’erano immaginata. Lonerin non riusciva nemmeno lontanamente a far coincidere l’immagine che si era fatto dell’eroe del Mondo Emerso con il vecchio che si era trovato di fronte, che oltre ad aver trovato i loro problemi inutili, parlava con quello che doveva essere il Tiranno come se si trattasse di un vecchio amico. Il ragazzo non ci teneva ad indagare oltre, almeno non per ora, quello che aveva visto pochi minuti prima gli era bastato e in ogni caso voleva fidarsi di Sennar.
Al contrario, Dubhe la pensava diversamente. Se le parole del mago le avevano tolto molta della speranza che nutriva della possibilità di liberarsi della maledizione, il pensare che Aster era uno dei più grandi maghi mai esistiti gliel’aveva in parte ridata. Tuttavia come si poteva fidare, sapendo che sotto quei riccioli scuri e oltre i luminosi occhi verdi si celava il Tiranno? Quello che la gilda, da lei tanto odiata, venerava come se fosse il messia?
Una parte di lei voleva fidarsi, perché sapeva che lui sarebbe riuscito a liberarla dalla maledizione, ma quando si ricordava chi era si dava della stupida per aver creduto che potesse aiutarla.
- Allora? Dalle tue lettere sembrava dovessi farmi un discorso lungo ore, ma ora te ne stai zitto, zitto. –
Sennar fisso Aster, come nel tentativo di carpire i suoi pensieri. Ma era un gesto inutile. Quegli occhi di un verde sconvolgente rimanevano imperscrutabili e il vecchio mago si ricordò quanto, nelle prigioni della Rocca, aveva odiato quell’espressione, quanto l’aveva giudicata priva di sentimenti. Ma ora sapeva che non era vero. Dietro quell’espressione di fredda pacatezza si celava un disperazione infinita, una sensibilità ed un amore per il mondo così forte da essere risultato distruttivo. Perché anche l’amore, come l’odio, se troppo potente può portare solo alla distruzione.
Aster invece s’accorse dei suoi pensieri, perché sorrise, con quel suo sorriso dolce capace di sciogliere anche un blocco di ghiaccio.
- Non so da dove cominciare. Sono così confuso, ho così tante cose da dire ma non trovo le parole. –
- Allora ti do una mano. Perché sei venuto qui? –
- Questo me lo sto chiedendo anch’io da quando mi sono messo in contatto con te. Non so spiegarlo, ma quando ho preso questa decisione mi è parsa la cosa più normale da fare. Ero confuso, te l’ho detto, e nelle mia confusione ero certo che parlare con te sarebbe stata la soluzione migliore. –
- Perché sei scappato dalla Gilda? Avresti potuto portare a termine i tuoi piani. –
- E a che scopo? Io sono morto, Sennar, non appartengo a questo tempo e a questo mondo. E poi, non penso di crederci più. E’ stato quando ho parlato con te che ho iniziato a pormi delle domande, nonostante tutta la mia determinazione. –
- Che domande? –
- Non so dirti di preciso, perché non furono molto chiare neanche a me. Però ho pensato: “ e se anche il Mondo Emerso avesse un nuovo inizio, chi mi dice che le cose andranno meglio, che la gente vivrà in armonia e le guerre non ci saranno? Forse tutto è destinato a ripetersi all’infinito, come un ciclo continuo che non ha mai fine’ “ –
Sennar sorrise. – Nessuno, Aster. Cosa pensi, ora? –
Il bambino corrugò la fronte, nel tentativo di mettere i ordine i pensieri.
- Cerco risposte ma so’ che di risposte non ce ne sono. Forse non c’è proprio niente da salvare, le creature di questo mondo continueranno in eterno le loro guerre perche odiarne sta nella natura di ognuna di loro, ma forse possiamo decidere di credere nel loro lato buono. Non si potrà salvare tutti, ma qualcuno sì. Forse ognuno di noi dovrebbe fare qualcosa nel suo piccolo per migliorare le cose, non sarà mai un mondo perfetto, perché non esiste.
- Ma ha davvero importanza tutto questo ? Non esistono risposte giuste, solo continue domande. Ma possiamo fare delle scelte, possiamo scegliere se abbandonarci al dolore e vedere solo il lato negativo di questo mondo, o possiamo credere al lato buone delle persone e vedere in questo una speranza, per quanto flebile che sia. –