Fantasy & Vampire

Reply
REDENZIONE, cronache-guerre del mondo emerso
view post Posted on 29/4/2008, 22:14Quote
Avatar

Generale

Group: *ELFI
Posts: 219
Location: Narbet


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 21:42


REDENZIONE



Capitolo 1

Il temporale imperversava feroce, sbattendo con un ritmico e violento tamburellare sulle mura della Casa. La pioggia autunnale infradiciava la Terra della Notte e s’infrangeva sulle mura delle città e del tempio di Thenar. Mentre i comuni edifici pareva oscillare sotto i duri colpi della tempesta, la dimore del dio nero rimaneva solida e immobile, come se nulla potesse abbatterla. Ma qualcosa di misterioso stava succedendo nelle sue fondamenta… mentre l’intera Casa dormiva, qualcosa si muoveva…

Il primo rumore che colmò le sue orecchie appuntite fu il tintinnio dei vetri che s’infrangevano sul pavimento. Fu una sensazione strana, per lui, avvertire il freddo della pietra sotto i piedi nudi, e fu proprio quella sensazione a convincerlo di quel che era accaduto. Il mezz’elfo lasciò spaziare lo sguardo sull’ambiente circostante, l’odore di chiuso e di vecchi tomi impolverati disposti sugli scaffali impregnava l’aria, una debole luce illuminava la stanza. Mosse qualche passo incerto, sempre assaporando il fresco del pavimento sui piedi, era una strane sensazione sentirsi di nuovo…vivi. Una sensazione che aveva sperato di lasciarsi alle spalle, una sensazione che non rimpiangeva. Ma qualcosa era accaduto quella notte nelle fondamenta della Casa, qualcosa che non riusciva spiegarsi; ma era successo e ora non poteva di certo rimanere lì senza far niente.
Recuperò dei vestiti da un cassetto. Erano anche della sua misura infatti sospettava che Yeshol li avesse preparati per quando sarebbe tornato in vita, anche se di certo non s’aspettava che succedesse in quel modo tanto imprevisto e tanto meno che se la sarebbe svignata. Prese anche qualche moneta, poi guardò i vetri rotti sparsi sul pavimento.

Non è il caso di lasciare le cose così, meglio che nessuno sappia nulla

Con un semplice incantesimo aggiustò la teca e creò un illusione, così nessuno si sarebbe accorto della mancanza del globo luminescente.

Bene, è giunto il momento di andarsene

Con il suo passo felpato uscì dalla stanza scivolando tra i corridoi, passo nella libreria e la vista di tutti quei libri gli fece quasi venir voglia di rimanere, di nascondersi tra gli scafali e sfogliare volume dopo volume, assaporando il profumo della carta e dell’inchiostro…

Non fare lo sciocco, non è il momento di pensare ai libri.

I corridoi erano deserti e silenziosi, non un rumore spezzava il silenzio di morte che regnava nella Casa. La fiaccole illuminavano il corridoi di bagliori rossastri, proiettando la sua ombra di bambino sulla parete, copiando minuziosamente ogni suo movimento. Le sue orecchie da mezz’elfo avvertirono dei passi in fondo al corridoi, s’appiatti subito in un angolo buoi, maledicendo i nuovi arrivati. Sbirciò oltre l’angolo e vide due individui che si spostavano nella sua direzione.

Fantastico, ci mancavano anche loro, come se uscire da qui non sia già abbastanza difficile

Creò una sfera d’aria e lanciò verso i due che caddero a terra tramortiti. Sapeva che i sarebbero ripresi presto, quindi non perse tempo e corse via. Adesso sarebbe stato più difficile fuggire senza creare scompiglio, aveva sperato che nessuno si accorgesse di lui ma quegli assassini sembravano essere sempre in agguato.

Maledizione

I due si erano rialzati, correvano nella sua direzione e sembrava che non fossero i soli ad essere sulle sue tracce, avevano dato l’allarme.

Bene, adesso tutta la Gilda mi sarà addosso.

Continuò a correre. Le urla di scompiglio si propagarono per i corridoi svegliando l’intera Casa. Aumentò il passo, non mancava molto all’uscita ormai aveva quasi raggiunto le scale che portavano al tempio. In quegli ultimi tratti sperò con tutto se stesso di non dover affrontare e suoi inseguitori, non si era ancora ripreso del tutto e non poteva rischiare uno scontro aperto, per di più era anche disarmato.

Idiota potevi prendere almeno un pugnale. Ma che cos’ho nella testa?

Alla fievole luce di una fiaccola intravide finalmente il profilo seghettato dei gradini che conducevano al passaggio per il tempio. Non fece in tempo a mettere il piede sul primo scalino che avvertì uno spostamento d’aria proprio vicino al suo orecchio, un pugnale cadde tintinnando a pochi passi da lui.

Ecco l’arma, almeno questo.

- Fermo intruso, non uscirai vivo da qui! – disse il primo assassino.

- Lo vedremo – ribatté fingendo un tono sicuro.

L’altro uomo sogghignò scoprendo i denti giallastri. – Che ragazzino coraggioso, ma sarai abbastanza coraggioso per essere sacrificato sull’altare del Dio Nero? –

In altre occasioni, il mezz’elfo avrebbe risposto con un sonoro sbuffo annoiato. Quegli assassini erano davvero patetici, sempre a farneticare sul loro dio.

- Prima dovrete prendermi – così dicendo fece un balzò e superò i gradini, sgusciò oltre il passaggio e si ritrovo nel tempio.

Infondo al portale si poteva intravedere il ritaglio di una notte piovosa e priva di luci, lo scrosciare del temporale era tale da rendere da colmare le sue orecchie a punta, era come se tanti sassolini stessero cadendo contemporaneamente dal cielo.

Per un secondo fu tentato di curiosare in giro, ma non aveva tempo da perdere, tutta la Gilda gli era addosso e sarebbe stato piuttosto imbarazzante se l’avessero preso e tolto il cappuccio.
Chissà come avrebbero reagito se si fossero improvvisamente ritrovati davanti un ragazzino uguale e quello che definivano il loro “Messia”. Sicuramente la cosa avrebbe creato un bel po’ di scompiglio ed era proprio quello che voleva evitare.

Attraversò correndo la navata centrale fiancheggiata dalle nere colonne seghettate, sperando di lasciarsi alle spalle in più in possibile l’altare nero e la stata del dio sanguinario. La sua espressione scolpita nella pietra insensibile quanto l’animo degli assassini gli metteva i brividi.

I suoi due inseguitori erano anche loro entrati nel tempio, correvano velocemente, quasi quanto lui e ciò non giocava di certo a suo vantaggio. Gli assassini non ci misero molto a tagliarli l’unica via di fuga e in quell’attimo il mezz’elfo capì che non aveva altra scelta se non combattere. I due sguainarono le spade emettendo dei sibili metallici che gli perforarono le orecchie sensibili, i loro volto in penombra ricalcavano la medesima espressione del loro dio. Crudele, beffarda e vogliosa di sangue.

- Sembra che ti abbiamo preso ragazzino –

- Davvero? A sembra solo che mi abbiate circondato – disse sarcastico.

Uno dei due rise. – Il consiglio delle acque è caduto davvero in basso se manda mocciosi come te a spiarci. –

- Chi hai chiamato moccioso, spaccone? Razza di rifiuto umano, sanguinario, lurido verme! -

- Oh il moccioso si è arrabbiato, forse è abbastanza coraggioso per essere sacrificato sull’altare. Il suo sangue caldo farà piacere a Thenar. –

Il mezz’elfo gli rivolse uno sguardo raggelante da sotto l’ombra del cappuccio, prima che l’uomo, con uno scattò improvviso, tentasse un fendente laterale. La lama lo mancò di strisciò, ma anche l’altro avversario iniziò a menare fendenti. Il mezz’elfo fu costretto a sostarsi più volte per non essere colpito, fortunatamente godeva di un ottima agilità, anche se i suoi avversari non erano da meno. Con il pugnale riuscì a deviare diversi colpi che andarono a vuoto, ma tutto quel susseguirsi di attacchi l’aveva spinto verso l’altare, costringendolo con le spalle al muro. L’altare di Thenar, che in apparenza sembra liscio come la superficie di uno specchio, era in realtà attraversato da sottili crepe, probabilmente dovute ai colpi del pugnale che saltuariamente mieteva vittime per il dio. In alcuni punti il marmo aveva assorbito i continui fiotti di sangue, dandogli una colorazione rossastra.

Il mezz’elfo fu costretto a reprimere un conato di vomito, l’odore del sangue era intenso, tanti erano stati i sacrifici.

Smettila non è il momento di essere schizzinosi, ricordati che stai combattendo e per di più le tue arti magiche non sono ancora al pieno delle tue forze.

Più ci pensava e più era certo che usare quell’incantesimo nei corridoi contro i due era stato un errore, avrebbe dovuto approfittare del fatto che non si erano ancora accorti di lui e fuggire protetto dall’ombra.

Uno degli assassini tentò un altro colpo, ma riuscì ad evitarlo dandosi lo slancio sufficiente per saltare sull’altare con un balzo felino.

- Così ansioso di essere sacrificato, moccioso? -

- Ti stai ripetendo – disse sferrandogli un calcio in pieno volto. L’uomo rimase così sorpreso da quella mossa che non ebbe tempo di contrattaccare, cadde a terra con il naso sanguinante. L’altro non si arrese e saltò anche lui sull’altare, del tutto intenzionato ad ingaggiare un duello. Ma il mezz’elfo non ne aveva nessuna voglia e tanto meno si trovava nelle condizioni adatte per uno scontro, ritornare bruscamente in vita dopo essere rimasti per anni a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti non era una cosa piacevole.

Scartò di lato e scivolò dietro l’uomo, con un balzo fu giù dall’altare, sferrò un secondo calcio a quello che si era appena rialzato e corse verso l’uscita. I due ovviamente non si arresero, o almeno quello che era ancora in piede e senza il naso sanguinante.

Devo usare un incantesimo o non me lo scollo più. Almeno uno posso permettermelo, mi riprenderò appena raggiungerò Narbet e troverò un posto sicuro.

Evocò una sfera luminosa scagliandola contro l’uomo che ruzzolò a terra.

- E’ stato un piacere - disse salutando con un gesto della mano e correndo via. Il mezz’elfo sorrise tra il divertito e il vittorioso, un sorriso che non illuminava da molto, forse troppo, il suo viso.


Hai amato la sensazione del sangue dei morti che ti scorreva sulle braccia, ti sei sentita potente ogni volta che hai trapassato a fil di spada uomini e gnomi. Vite spazzate via dalla tua lama nera.

Non è in questo eterno circolo che risiede il senso della nostra vita?

image[IMG]

image


image[/URL]




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 3/5/2008, 15:43Quote
Avatar

Nobile

Group: *VAMPIRI
Posts: 1913
Location: CandyApple World +__+


Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 18:49


Questa storia mi intriga molto, non vedo l'ora di leggere il seguito! Sono molto impaziente! I miei complimenti, anche, per come l'hia scritta mi piace molto! ^__^


"L'ombra mente, lo specchio è sempre sincero"

HnH | Gothic and Lolita | | my blog




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 3/5/2008, 15:50Quote
Avatar

Generale

Group: *ELFI
Posts: 219
Location: Narbet


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 21:42


GRazie tantissimo^^.

Perc caso hai letto le cronache del mondo emerso?

Hai amato la sensazione del sangue dei morti che ti scorreva sulle braccia, ti sei sentita potente ogni volta che hai trapassato a fil di spada uomini e gnomi. Vite spazzate via dalla tua lama nera.

Non è in questo eterno circolo che risiede il senso della nostra vita?

image[IMG]

image


image[/URL]




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 3/5/2008, 19:37Quote
Avatar

Nobile

Group: *VAMPIRI
Posts: 1913
Location: CandyApple World +__+


Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 18:49


Le sto leggendo adesso!! Non ditemi nulla!! Non so nulla del libro, ma soprattutto della storia, quindi non ditemi nulla please!! Quando l'avrò finito vado a postare nella sua sezione! ^__^


"L'ombra mente, lo specchio è sempre sincero"

HnH | Gothic and Lolita | | my blog




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 4/5/2008, 11:00Quote
Avatar

Generale

Group: *ELFI
Posts: 219
Location: Narbet


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 21:42


Bene!! sono felice che qualcun altro sia stato contagiato da licua troisi^^ Se il genere fantasy ti piace il mondo emerso non ti deluderà.
te l'ho chiesto perchè questa fanfiction e basta sulla secondo trilogia, le Guerre del Mondo emerso, cmq se leggi i libri po capirai meglio quello che succede^^

p.s stai attenta perchè il portagonista della ff è un pò il colpo di scena dell'ultimo libro, quindi non vorrei rivelarti il finale.

Hai amato la sensazione del sangue dei morti che ti scorreva sulle braccia, ti sei sentita potente ogni volta che hai trapassato a fil di spada uomini e gnomi. Vite spazzate via dalla tua lama nera.

Non è in questo eterno circolo che risiede il senso della nostra vita?

image[IMG]

image


image[/URL]




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 4/5/2008, 11:23Quote
Avatar

Nobile

Group: *VAMPIRI
Posts: 1913
Location: CandyApple World +__+


Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 18:49


No non dirmi nulla del finale della storia!! Però non so perchè un po' avevo intuito che centrava con le Cronache e le guerre del mondo emerso! A me piacciono molto i libri fantasy!! ^__^


"L'ombra mente, lo specchio è sempre sincero"

HnH | Gothic and Lolita | | my blog




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 4/5/2008, 18:23Quote
Avatar

Generale

Group: *ELFI
Posts: 219
Location: Narbet


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 21:42


bene non sei l'unica^^

cmq non ti rivelo nulla ma stai attenta a leggere la ff, altrimenti ti sveli parte del finale

Hai amato la sensazione del sangue dei morti che ti scorreva sulle braccia, ti sei sentita potente ogni volta che hai trapassato a fil di spada uomini e gnomi. Vite spazzate via dalla tua lama nera.

Non è in questo eterno circolo che risiede il senso della nostra vita?

image[IMG]

image


image[/URL]




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 6/5/2008, 18:38Quote
Avatar

Nobile

Group: *VAMPIRI
Posts: 1913
Location: CandyApple World +__+


Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 18:49


Grazie del consiglio! ^__^


"L'ombra mente, lo specchio è sempre sincero"

HnH | Gothic and Lolita | | my blog




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 6/5/2008, 20:50Quote
Avatar

Generale

Group: *ELFI
Posts: 219
Location: Narbet


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 21:42


figurati ^^

Hai amato la sensazione del sangue dei morti che ti scorreva sulle braccia, ti sei sentita potente ogni volta che hai trapassato a fil di spada uomini e gnomi. Vite spazzate via dalla tua lama nera.

Non è in questo eterno circolo che risiede il senso della nostra vita?

image[IMG]

image


image[/URL]




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 11/6/2008, 14:09Quote
Avatar

Generale

Group: *ELFI
Posts: 219
Location: Narbet


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 21:42


Aggiornamento del secondo capitolo!!!




CAPITOLO 2Nella stanza regnava la penombra, lampade a olio illuminavano di una luce aspra alcuni punti della sala ed i volti degli avventori, evidenziando i loro tratti sino a farli sembrare caricature grottesche. L’odore di birra impregnava l’aria fumosa, diffondendo un profumo dolce ed aromatizzato. Il vociare degli avventori era quasi assordante ed irritava le orecchie sensibili del mezzelfo, che li osservava da sotto il cappuccio con i grandi occhi verdi, nel tentativo d’abbracciare l’intero ambiente. Un vortice d’emozioni si muoveva dentro di lui, mentre con la stessa fredda attenzione dei felini scrutava quelle persone, le loro risa, la loro spontaneità, la loro vita…quei semplici gesti gl’apparivano strani, quasi innaturali per lui che era morto. Ero morto, ora non più…Da giorni rimuginava su ciò che era accaduto nelle fondamenta della Casa, da come misteriosamente era stato strappato dalla luminosa e pacifica quiete della morte. Non aveva trovato risposte. Perché? Perché sono di nuovo costretto a sopportare il peso della carne? Perché sono stato catapultato in questo mondo buio, inquieto, mutevole, senza speranza?Non c’erano domande a quelle risposte e lui lo sapeva, ma non poteva fare a meno d’interrogarsi, di cercare un perché che non avrebbe mai trovato…Adesso doveva pensare a cosa fare. Aveva già qualche idea, c’era un persona che voleva incontrare, l’unica che forse sarebbe stata in grado di dargli un po’ di forza per riabituarsi a vivere, che avrebbe potuto dargli una speranza, un motivo per andare avanti e fare qualcosa. Forse era giunto il momento di scegliere davvero da che parte schierarsi, se continuare a vivere nella disperazione o seguire il barlume di speranza che pian piano s’accendeva dentro di lui. Sennar…, come ti raggiungo? Si era già messo in contatto con lui, era riuscito a trovarlo tramite un incantesimo con i sassi, poi gli aveva inviato una lettera con la magia. Si erano scambiati poche parole frettolose, che lasciavano intendere poco, a parte il fatto che l’avrebbe raggiunto e che allora avrebbero parlato a lungo. Sapeva che non era l’unico a cercare il mago, anche due ragazzini erano sulle sue tracce, forse doveva mettersi in contatto con loro e fare la strada insieme, dopotutto scappavano tutti dalla Gilda. Per quello aveva raggiunto quella taverna, sapeva che erano alloggiati lì, doveva lasciare loro un messaggio e incontrarli. Appoggiò la mano sul bancone, il legno era ruvido e rugoso, una sensazione piacevole sotto il suo tatto. -Che cosa vuoi moccioso? – l’apostrofò l’oste. Era un uomo di mezza età, robusto, col grembiule macchiato e stropicciato. Il mezzelfo non fece caso al modo i cui l’aveva chiamato: non gl’importava. -Mi serve una camera – L’uomo lo squadrò di sottecchi con fare sospettoso. -Puoi pagare? – Che domande, se sono qui è ovvio di sì.Mise una moneta d’argento sul bancone, il suo rumore metallico fece illuminare gli occhi dell’uomo. -La terza camera a sinistra – disse porgendogli la chiave arrugginita e facendo sparire la moneta sotto il grembiule. La stanza era piccola, arredata solo con un letto infondo alla parete. Dalla finestra s’intravedeva la via stretta che costeggiava l’edificio, le gocce di pioggia tamburellavano sul vetro. Il mezzelfo si tolse il mantello zuppo lasciandolo cadere sul pavimento. Dopo essersi sistemato e procurato l’occorrente per scrivere si sedette sul largo davanzale in pietra. La sua piccola mano si mosse elegante sulla carta ingiallita, tracciando linee scure in una calligrafia minuziosa. Alzò lo sguardo e guardò fuori dalla finestra come alla ricerca della parole da usare. Non sarebbe stato facile convincere i due a seguirlo nelle Terre Ignote, doveva anche prendere delle precauzioni per camuffare il suo aspetto, dopotutto la ragazza l’aveva visto nella teca e poteva riconoscerlo. Il suo non era un volto che si dimenticava facilmente. Osservo il suo flebile riflesso nel vetro della finestra, i riccioli di un colore blu notte sembravano ancora più scuri ora che erano bagnati dalla pioggia, gli occhi verdi dallo sguardo felino spiccavano come non mai anche nelle penombra della stanza e la aggraziate orecchie a punta spuntavano eleganti dalla chioma. Decisamente un volto difficile da dimenticare. Userò in mantello e il cappuccio per coprirmi bene in tutta la durate del viaggio, non posso permettermi di procurarmi una pozione. Rilesse le poche righe che aveva scritto. Sì, poteva andare, rimaneva un’ultima cosa: come si firmava? Alla fine disegnò una piccola stella in fondo al foglio e schizzo fuori dalla stanza. -Mi scusi –L’uomo al bancone lo guardò storto, chiaramente non gli faceva piacere averlo tra i piedi. - Potete consegnare questo messaggio al ragazzo con la veste da mago che alloggia qui insieme alla ragazza? – L’altro guardò in direzione del tavolo a cui stavano seduti i due. - Da parte di chi? – - Da un amico del mago che cercano. – Era da poco passata la mezzanotte, Lonerin lo sapeva perché in quel momento il blu profondo della notte era ancora più intenso del solito, anche se quella notte non era particolarmente limpida. Dubhe gli s’affiancò abbassandosi il cappuccio sul volto e stringendosi nel mantello per proteggersi dalla sferzate del vento.- Che nottataccia – sbuffò il giovane mago, - non avevo mai visto un temporale del genere in questa zona, meno male che è finito. Sembrava quasi che volesse annunciare qualcosa di strano, d’imprevisto, qualcosa che non sarebbe dovuto accadere. – - Io non mi preoccuperei del tempo- ribatte Dubhe scrutando la fila di tetti che s’articolava intorno a loro. La sua mente era ancora al messaggio ambiguo che avevano ricevuto alla locanda. Diceva di trovarsi a quell’ora sul tetto dalla biblioteca. Le guglie ed i pinnacoli di Narbet svettavano come tante spade tra i tetti della città, verso un cielo striato da nubi grigie e gettando ombre inquiete nella notte illuminata da un luna opalescente. - Non si vede ancora nessuno, siamo sicuri che non sia una trappola? L’amico misterioso di Sennar è in ritardo. – Lonerin non fece in tempo a risponderle che una piccola figura silenziosa superò saltellando con innata agilità alcuni pinnacoli, raggiungendoli. Si muoveva con l’eleganza di un felino, il profilo appena accennato dai raggi lattiginosi della luna e completamente avvolto dal mantello nero, teneva in mano un arco ed una faretra a tracolla. Il giovane mago lo squadrò. Un bambino?- Sei tu che volevi vederci? – Il bimbo annuì. - Perché? – - So che cercate Sennar, io posso portarvi da lui. – Aveva una voce indecifrabile, sembrava esprimere un’innocenza infinita, ma allo stesso tempo nascondere i misteri più insondabili. C’era qualcosa di terribilmente attraente nel suo mondo di parlare, in realtà tutto in lui aveva un non so che d’affascinante. - E come? Sei solo un bambino, come fai a sapere dov’è, e soprattutto come sai che noi lo cerchiamo? – Il tono della ragazza voleva essere intimidatorio, ma ciò che le uscì dalle labbra fu solo un flebile sussurro. Il bambino parve scrutarla da sotto il cappuccio senza fare un piega. Aveva qualcosa di terribilmente innaturale. - Non posso rispondere alle vostre domande. Vi basti sapere che vi posso aiutare, dovete fidarvi e basta. – - E sulla base che cosa dovremmo fidarci di te? – chiese Lonerin sulla difensiva. - Solo sulla mia parola. – - Perché sei disposto ad accompagnarci? – - Perché anch’io devo andare da lui e tanto vale fare la strada insieme. Abbiamo gli stessi nemici, in tre ci difenderemo meglio. – - Che cosa ne sa un bambino di queste cose? – Il mezzelfo iniziava ad essere stufo di tutte quelle obbiezione, certo erano più che legittime visto che si trovano di fronte ad un bambino sconosciuto, apparso all’improvviso e che s’offriva d’accompagnarli in un viaggio nelle Terre Ignote. Tuttavia lo infastidiva il fatto che gli facessero continuamente notare che era “ solo un bambino”. - Ne so abbastanza. Sentite, io non ne ricavo nulla a fare il viaggio con voi, sono perfettamente in grado di badare a me stesso, quindi se la mia presenza vi da tanto fastidio non avete che da dirlo e continuerò per la mia strada da solo. – I due l’osservarono con più attenzione, scambiandosi delle silenziose occhiate interrogative, indecisi sul da farsi. Si potevano davvero fidare?- Hai detto di avere i nostri stessi nemici, perché fuggi dalla Gilda? – chiese Dubhe. - E’ una storia un po’ complicata. Allora?– I due si scambiarono altre occhiate. Lonerin stava per aprir bocca e parlare, quando un sibilo sfrecciò in direzione della sua spalla provocando uno spostamento d’aria. - Gilda! – gridò Dubhe guardando con orrore la figura alta e snella che puntava l’arco verso di loro dal tetto vicino. Rekla!Anche il mezzelfo si era allarmato e con i suoi riflessi felini estrasse una feccia della faretra, pronto a scoccarla al primo segno di pericolo. Affianco alla figura snella apparvero altri due individui, spade sguainate e ghigni beffardi dipinti in volto. Il mezzelfo li riconobbe subito, con la stessa facilità con cui la ragazza aveva riconosciuto la sua nemica giurata; erano gli stessi che aveva affrontato al tempio. Uno di loro portava ancora i chiari segni della lotta, un naso rotto a causa di un brutto calcio che non era riuscito a prevedere. - Bene, bene – esordì divertita Rekla, - tre piccioni con una fava: il moccioso ficcanaso e i due fuggiaschi. – - Rekla! – sibilò Dubhe con astio. La donna puntò gelidi occhi su di lei e la labbra le s’incurvarono in un sorriso beffardo. - Ti avevo detto che non potevi sfuggirci Dubhe, tu sei nostra, sei di Thenar. Non dimenticarlo mai. – Gli assassini ai fianchi esibirono dei ghigni divertiti. – Ci si rivede moccioso. – - Già e il piacere è tutto vostro. – Uno dei due grugnì ed estrasse la spade con un unico ed abile movimento, ma anche il mezzelfo era altrettanto veloce e scoccò il dardo prima che il fendente calasse furioso su di lui. L’uomo riuscì a scostarsi quel tanto che bastava per essere solo colpito di striscio. Ben presto anche l’altro gli fu addosso, sembrava proprio che non avessero dimenticato la sconfitta al tempio, soprattutto se da parte di un ragazzino apparentemente innocuo. Ormai gli erano troppo vicini per potersi difendere con l’arco, quindi estrasse il pugnale. Il mezzelfo non sopportava i corpo a corpo, certo se l’era sempre cavata bene, ma con l’arco si sentiva più tranquillo, era una di quelle persone a cui piaceva riflettere, che non si buttava nella mischia senza pensare. Se i miei poteri si fossero completamente ristabiliti potrei usare la magia, ma non posso rischiare. Decise quindi di puntare sulla sua velocità, cosa che in passato gli era stata molto utile in più di un occasione. Anche i suoi avversari non erano da meno, come aveva già potuto constatare nel loro precedente scontro, e questa volta sembravano ancor più motivati a metterlo fuori gioco. - Quando ti ritroverai con la mia lama puntata alla gola ti strapperò il cappuccio e guarderò il tuo volto d’angioletto tingersi di terrore, prima di ucciderti! – ringhiò uno, mentre l’altro sogghignava divertito, sempre più eccitato dalla lotta. Il mezzelfo strinse con forza il pugnala, abbassandosi giusto in tempo per evitare una delle lame nemiche che cavala minacciosa su di lui, rotolò di lato e infilzò il pugnale nella gambe di uno dei due uomini, che tirando un grido di dolore cadde a terra. Nel frattempo, l’altro uomo tentò di colpirlo mentre si rialzava, ma un lampo di luce verde lo fece rovinare a terra, il mezzelfo guardò nella direzione da cui era partito l’incantesimo, ringraziando Lonerin con un cenno del capo. Rekla osserva stizzita la scena, lanciando ogni tanto delle occhiate in cagnesco a Dubhe. Quando quei due incapaci le aveva riferito del clamoroso fallimento che avevano riscontrato fronteggiando il ragazzino non voleva crederci, ma ora si rendeva conto che il moccioso sarebbe stato un vera palla al piede almeno quanto la ragazza. Con un movimento improvviso estrasse la spada, pronta ad ingaggiare battaglia con al sua rivale, fortunatamente Dubhe aveva da poco preso la pozione, quindi non avrebbe rischiato di risvegliare la Bestia, tuttavia si sentiva tutt’altro che tranquilla nel combattere con Rekla, sapeva quanto fosse abile. Iniziarono una serie di fendenti a parete che si susseguirono ad una velocità sfrenata. Nel frattempo il mezzelfo e Lonerin erano alle prese con i due uomini, solo dopo un serie di colpi e qualche lampo di luce riuscirono a metterli fuori gioco con un incantesimo di difesa, che li fece balzare letteralmente in aria per poi rovinare al suolo. Subito dopo l’incantesimo il mezzelfo si sentì venir meno. Quella situazione d’impotenza non gli piaceva e si chiese quanto ancora i suoi poteri gli avrebbero dato buca. Stai calmo, tempo pochi giorni e tornerà tutto normale, non è il caso di preoccuparsi troppo, devi solo essere prudente. - Dubhe, andiamocene! – gridò Lonerin, che dietro al ragazzino saltava sul tetto vicino in cerca di una via di fuga. La ragazza non se lo fece ripetere due volte, respinse l’ennesimo attacco dell’assassina e li seguì a ruota, saltando tra un tetto e l’altro, protetti dal manto scuro della notte. Solo quando furono in un vicolo lontano si fermarono, ansimanti. - Adesso mi credete? – chiese il mezzelfo con una nota di stizza. - Portaci da Sennar – disse Lonerin, serio. Il mezzelfo annuì, deciso.

Aggiornamento del secondo capitolo!!!


CAPITOLO 2


Nella stanza regnava la penombra, lampade a olio illuminavano di una luce aspra alcuni punti della sala ed i volti degli avventori, evidenziando i loro tratti sino a farli sembrare caricature grottesche. L’odore di birra impregnava l’aria fumosa, diffondendo un profumo dolce ed aromatizzato. Il vociare degli avventori era quasi assordante ed irritava le orecchie sensibili del mezzelfo, che li osservava da sotto il cappuccio con i grandi occhi verdi, nel tentativo d’abbracciare l’intero ambiente. Un vortice d’emozioni si muoveva dentro di lui, mentre con la stessa fredda attenzione dei felini scrutava quelle persone, le loro risa, la loro spontaneità, la loro vita…quei semplici gesti gl’apparivano strani, quasi innaturali per lui che era morto. Ero morto, ora non più…Da giorni rimuginava su ciò che era accaduto nelle fondamenta della Casa, da come misteriosamente era stato strappato dalla luminosa e pacifica quiete della morte. Non aveva trovato risposte. Perché? Perché sono di nuovo costretto a sopportare il peso della carne? Perché sono stato catapultato in questo mondo buio, inquieto, mutevole, senza speranza?Non c’erano domande a quelle risposte e lui lo sapeva, ma non poteva fare a meno d’interrogarsi, di cercare un perché che non avrebbe mai trovato…Adesso doveva pensare a cosa fare. Aveva già qualche idea, c’era un persona che voleva incontrare, l’unica che forse sarebbe stata in grado di dargli un po’ di forza per riabituarsi a vivere, che avrebbe potuto dargli una speranza, un motivo per andare avanti e fare qualcosa. Forse era giunto il momento di scegliere davvero da che parte schierarsi, se continuare a vivere nella disperazione o seguire il barlume di speranza che pian piano s’accendeva dentro di lui. Sennar…, come ti raggiungo? Si era già messo in contatto con lui, era riuscito a trovarlo tramite un incantesimo con i sassi, poi gli aveva inviato una lettera con la magia. Si erano scambiati poche parole frettolose, che lasciavano intendere poco, a parte il fatto che l’avrebbe raggiunto e che allora avrebbero parlato a lungo. Sapeva che non era l’unico a cercare il mago, anche due ragazzini erano sulle sue tracce, forse doveva mettersi in contatto con loro e fare la strada insieme, dopotutto scappavano tutti dalla Gilda. Per quello aveva raggiunto quella taverna, sapeva che erano alloggiati lì, doveva lasciare loro un messaggio e incontrarli. Appoggiò la mano sul bancone, il legno era ruvido e rugoso, una sensazione piacevole sotto il suo tatto. -Che cosa vuoi moccioso? – l’apostrofò l’oste. Era un uomo di mezza età, robusto, col grembiule macchiato e stropicciato. Il mezzelfo non fece caso al modo i cui l’aveva chiamato: non gl’importava. -Mi serve una camera – L’uomo lo squadrò di sottecchi con fare sospettoso. -Puoi pagare? – Che domande, se sono qui è ovvio di sì.Mise una moneta d’argento sul bancone, il suo rumore metallico fece illuminare gli occhi dell’uomo. -La terza camera a sinistra – disse porgendogli la chiave arrugginita e facendo sparire la moneta sotto il grembiule. La stanza era piccola, arredata solo con un letto infondo alla parete. Dalla finestra s’intravedeva la via stretta che costeggiava l’edificio, le gocce di pioggia tamburellavano sul vetro. Il mezzelfo si tolse il mantello zuppo lasciandolo cadere sul pavimento. Dopo essersi sistemato e procurato l’occorrente per scrivere si sedette sul largo davanzale in pietra. La sua piccola mano si mosse elegante sulla carta ingiallita, tracciando linee scure in una calligrafia minuziosa. Alzò lo sguardo e guardò fuori dalla finestra come alla ricerca della parole da usare. Non sarebbe stato facile convincere i due a seguirlo nelle Terre Ignote, doveva anche prendere delle precauzioni per camuffare il suo aspetto, dopotutto la ragazza l’aveva visto nella teca e poteva riconoscerlo. Il suo non era un volto che si dimenticava facilmente. Osservo il suo flebile riflesso nel vetro della finestra, i riccioli di un colore blu notte sembravano ancora più scuri ora che erano bagnati dalla pioggia, gli occhi verdi dallo sguardo felino spiccavano come non mai anche nelle penombra della stanza e la aggraziate orecchie a punta spuntavano eleganti dalla chioma. Decisamente un volto difficile da dimenticare. Userò in mantello e il cappuccio per coprirmi bene in tutta la durate del viaggio, non posso permettermi di procurarmi una pozione. Rilesse le poche righe che aveva scritto. Sì, poteva andare, rimaneva un’ultima cosa: come si firmava? Alla fine disegnò una piccola stella in fondo al foglio e schizzo fuori dalla stanza. -Mi scusi –L’uomo al bancone lo guardò storto, chiaramente non gli faceva piacere averlo tra i piedi. - Potete consegnare questo messaggio al ragazzo con la veste da mago che alloggia qui insieme alla ragazza? – L’altro guardò in direzione del tavolo a cui stavano seduti i due. - Da parte di chi? – - Da un amico del mago che cercano. – Era da poco passata la mezzanotte, Lonerin lo sapeva perché in quel momento il blu profondo della notte era ancora più intenso del solito, anche se quella notte non era particolarmente limpida. Dubhe gli s’affiancò abbassandosi il cappuccio sul volto e stringendosi nel mantello per proteggersi dalla sferzate del vento.- Che nottataccia – sbuffò il giovane mago, - non avevo mai visto un temporale del genere in questa zona, meno male che è finito. Sembrava quasi che volesse annunciare qualcosa di strano, d’imprevisto, qualcosa che non sarebbe dovuto accadere. – - Io non mi preoccuperei del tempo- ribatte Dubhe scrutando la fila di tetti che s’articolava intorno a loro. La sua mente era ancora al messaggio ambiguo che avevano ricevuto alla locanda. Diceva di trovarsi a quell’ora sul tetto dalla biblioteca. Le guglie ed i pinnacoli di Narbet svettavano come tante spade tra i tetti della città, verso un cielo striato da nubi grigie e gettando ombre inquiete nella notte illuminata da un luna opalescente. - Non si vede ancora nessuno, siamo sicuri che non sia una trappola? L’amico misterioso di Sennar è in ritardo. – Lonerin non fece in tempo a risponderle che una piccola figura silenziosa superò saltellando con innata agilità alcuni pinnacoli, raggiungendoli. Si muoveva con l’eleganza di un felino, il profilo appena accennato dai raggi lattiginosi della luna e completamente avvolto dal mantello nero, teneva in mano un arco ed una faretra a tracolla. Il giovane mago lo squadrò. Un bambino?- Sei tu che volevi vederci? – Il bimbo annuì. - Perché? – - So che cercate Sennar, io posso portarvi da lui. – Aveva una voce indecifrabile, sembrava esprimere un’innocenza infinita, ma allo stesso tempo nascondere i misteri più insondabili. C’era qualcosa di terribilmente attraente nel suo mondo di parlare, in realtà tutto in lui aveva un non so che d’affascinante. - E come? Sei solo un bambino, come fai a sapere dov’è, e soprattutto come sai che noi lo cerchiamo? – Il tono della ragazza voleva essere intimidatorio, ma ciò che le uscì dalle labbra fu solo un flebile sussurro. Il bambino parve scrutarla da sotto il cappuccio senza fare un piega. Aveva qualcosa di terribilmente innaturale. - Non posso rispondere alle vostre domande. Vi basti sapere che vi posso aiutare, dovete fidarvi e basta. – - E sulla base che cosa dovremmo fidarci di te? – chiese Lonerin sulla difensiva. - Solo sulla mia parola. – - Perché sei disposto ad accompagnarci? – - Perché anch’io devo andare da lui e tanto vale fare la strada insieme. Abbiamo gli stessi nemici, in tre ci difenderemo meglio. – - Che cosa ne sa un bambino di queste cose? – Il mezzelfo iniziava ad essere stufo di tutte quelle obbiezione, certo erano più che legittime visto che si trovano di fronte ad un bambino sconosciuto, apparso all’improvviso e che s’offriva d’accompagnarli in un viaggio nelle Terre Ignote. Tuttavia lo infastidiva il fatto che gli facessero continuamente notare che era “ solo un bambino”. - Ne so abbastanza. Sentite, io non ne ricavo nulla a fare il viaggio con voi, sono perfettamente in grado di badare a me stesso, quindi se la mia presenza vi da tanto fastidio non avete che da dirlo e continuerò per la mia strada da solo. – I due l’osservarono con più attenzione, scambiandosi delle silenziose occhiate interrogative, indecisi sul da farsi. Si potevano davvero fidare?- Hai detto di avere i nostri stessi nemici, perché fuggi dalla Gilda? – chiese Dubhe. - E’ una storia un po’ complicata. Allora?– I due si scambiarono altre occhiate. Lonerin stava per aprir bocca e parlare, quando un sibilo sfrecciò in direzione della sua spalla provocando uno spostamento d’aria. - Gilda! – gridò Dubhe guardando con orrore la figura alta e snella che puntava l’arco verso di loro dal tetto vicino. Rekla!Anche il mezzelfo si era allarmato e con i suoi riflessi felini estrasse una feccia della faretra, pronto a scoccarla al primo segno di pericolo. Affianco alla figura snella apparvero altri due individui, spade sguainate e ghigni beffardi dipinti in volto. Il mezzelfo li riconobbe subito, con la stessa facilità con cui la ragazza aveva riconosciuto la sua nemica giurata; erano gli stessi che aveva affrontato al tempio. Uno di loro portava ancora i chiari segni della lotta, un naso rotto a causa di un brutto calcio che non era riuscito a prevedere. - Bene, bene – esordì divertita Rekla, - tre piccioni con una fava: il moccioso ficcanaso e i due fuggiaschi. – - Rekla! – sibilò Dubhe con astio. La donna puntò gelidi occhi su di lei e la labbra le s’incurvarono in un sorriso beffardo. - Ti avevo detto che non potevi sfuggirci Dubhe, tu sei nostra, sei di Thenar. Non dimenticarlo mai. – Gli assassini ai fianchi esibirono dei ghigni divertiti. – Ci si rivede moccioso. – - Già e il piacere è tutto vostro. – Uno dei due grugnì ed estrasse la spade con un unico ed abile movimento, ma anche il mezzelfo era altrettanto veloce e scoccò il dardo prima che il fendente calasse furioso su di lui. L’uomo riuscì a scostarsi quel tanto che bastava per essere solo colpito di striscio. Ben presto anche l’altro gli fu addosso, sembrava proprio che non avessero dimenticato la sconfitta al tempio, soprattutto se da parte di un ragazzino apparentemente innocuo. Ormai gli erano troppo vicini per potersi difendere con l’arco, quindi estrasse il pugnale. Il mezzelfo non sopportava i corpo a corpo, certo se l’era sempre cavata bene, ma con l’arco si sentiva più tranquillo, era una di quelle persone a cui piaceva riflettere, che non si buttava nella mischia senza pensare. Se i miei poteri si fossero completamente ristabiliti potrei usare la magia, ma non posso rischiare. Decise quindi di puntare sulla sua velocità, cosa che in passato gli era stata molto utile in più di un occasione. Anche i suoi avversari non erano da meno, come aveva già potuto constatare nel loro precedente scontro, e questa volta sembravano ancor più motivati a metterlo fuori gioco. - Quando ti ritroverai con la mia lama puntata alla gola ti strapperò il cappuccio e guarderò il tuo volto d’angioletto tingersi di terrore, prima di ucciderti! – ringhiò uno, mentre l’altro sogghignava divertito, sempre più eccitato dalla lotta. Il mezzelfo strinse con forza il pugnala, abbassandosi giusto in tempo per evitare una delle lame nemiche che cavala minacciosa su di lui, rotolò di lato e infilzò il pugnale nella gambe di uno dei due uomini, che tirando un grido di dolore cadde a terra. Nel frattempo, l’altro uomo tentò di colpirlo mentre si rialzava, ma un lampo di luce verde lo fece rovinare a terra, il mezzelfo guardò nella direzione da cui era partito l’incantesimo, ringraziando Lonerin con un cenno del capo. Rekla osserva stizzita la scena, lanciando ogni tanto delle occhiate in cagnesco a Dubhe. Quando quei due incapaci le aveva riferito del clamoroso fallimento che avevano riscontrato fronteggiando il ragazzino non voleva crederci, ma ora si rendeva conto che il moccioso sarebbe stato un vera palla al piede almeno quanto la ragazza. Con un movimento improvviso estrasse la spada, pronta ad ingaggiare battaglia con al sua rivale, fortunatamente Dubhe aveva da poco preso la pozione, quindi non avrebbe rischiato di risvegliare la Bestia, tuttavia si sentiva tutt’altro che tranquilla nel combattere con Rekla, sapeva quanto fosse abile. Iniziarono una serie di fendenti a parete che si susseguirono ad una velocità sfrenata. Nel frattempo il mezzelfo e Lonerin erano alle prese con i due uomini, solo dopo un serie di colpi e qualche lampo di luce riuscirono a metterli fuori gioco con un incantesimo di difesa, che li fece balzare letteralmente in aria per poi rovinare al suolo. Subito dopo l’incantesimo il mezzelfo si sentì venir meno. Quella situazione d’impotenza non gli piaceva e si chiese quanto ancora i suoi poteri gli avrebbero dato buca. Stai calmo, tempo pochi giorni e tornerà tutto normale, non è il caso di preoccuparsi troppo, devi solo essere prudente. - Dubhe, andiamocene! – gridò Lonerin, che dietro al ragazzino saltava sul tetto vicino in cerca di una via di fuga. La ragazza non se lo fece ripetere due volte, respinse l’ennesimo attacco dell’assassina e li seguì a ruota, saltando tra un tetto e l’altro, protetti dal manto scuro della notte. Solo quando furono in un vicolo lontano si fermarono, ansimanti. - Adesso mi credete? – chiese il mezzelfo con una nota di stizza. - Portaci da Sennar – disse Lonerin, serio.
Il mezzelfo annuì, deciso.

Hai amato la sensazione del sangue dei morti che ti scorreva sulle braccia, ti sei sentita potente ogni volta che hai trapassato a fil di spada uomini e gnomi. Vite spazzate via dalla tua lama nera.

Non è in questo eterno circolo che risiede il senso della nostra vita?

image[IMG]

image


image[/URL]




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
view post Posted on 11/8/2008, 10:46Quote
Avatar

Generale

Group: *ELFI
Posts: 219
Location: Narbet


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 21:42


CAPITOLO 3

I tre non tornarono nemmeno alla locanda per recuperare i pochi bagli che si portavano dietro. Si misero subito incammino ed in poco tempo furono oltre le mura della città di Narbet. Davanti a loro s’estendeva un pianura completamente avvolta dal manto scuro della notte perenne che regnava su quella terra, in lontananza, la striscia argentea del un fiume Ludanio si delineava all’orizzonte, unica traccia di luce in quel panorama oscuro. La luna era ormai scomparsa oltre il sipario di nubi grigie, residui del precedente temporale.
Ora che sapevano che la Gilda era sulle loro tracce dovevano muoversi in fretta e prendere ogni tipo di precauzione. Non acquistarono nemmeno cavalli e provviste per evitare che gl’inseguitori potessero trovarli più facilmente. Procedettero lontano dalla strada evitando, almeno per i primi due giorni, zone abitate e cibandosi di ciò che la vegetazione offriva loro. Solo all’alba del terzo giorno raggiunsero un villaggio, non lontano dal confine con la Grande Terra. Acquistarono tre cavalli e le provviste necessarie per sostenere il viaggio almeno sino ad i primi villaggi della Terra del Vento.
Lonerin non era ancora certo che farsi guidare dal bambino, perennemente nascosto sotto il mantello, fosse l’idea migliore.
- Qual’è il tuo nome? – gli aveva chiesto mentre lasciavano Narbet.
Il bambino l’aveva fissato da sotto le tenebre del cappuccio, che lasciavano intravedere solo l’accenno di due occhi di un verde troppo luminoso per rimanere completamente nascosto. Dire, o solo cercare d’intuire cosa pensasse il piccolo mago era impossibile, e Lonerin dovette ammettere che l’inquietava.
- Asthel. –
In quanto a Dubhe, scrutava il nuovo arrivato come fa un predatore mentre studia la preda. Non si fidava.
Al villaggio alloggiarono in una locanda appena fuori dal centro abitato. Era molto tranquilla, all’interno non c’era nessuno se non il locandiere ed altri due avventori, che parlottavano in un angolo vicino al camino.
Quella sera, prima di coricarsi, Dubhe prese da parte Lonerin, dicendogli ciò che il mago già da diversi giorni s’aspettava.
- Non mi fido del ragazzino. –
- E’ solo un bambino. – Tentò di tagliare corto Lonerin, ma infondo sapeva che c’era qualcosa di più. Quel bambino, per quanto bambino fosse, lo metteva a disagio ogni volta che da sotto il cappuccio puntava gli occhi su di lui. Era come se gli leggesse l’animo.
La ragazza lo squadrò, intuendo i suoi pensieri.
- Non è vero e lo sai. Ha qualcosa di strano. E poi come fa a conoscere Sennar? Lui e Nihal se ne sono andati dal Mondo Emerso troppi anni fa perché lui possa averli conosciuti. Per non parlare del fatto che tiene sempre il cappuccio. Se non avesse nulla da nascondere non si coprirebbe il volto. –
- Almeno che non abbia la varicella -, tentò d’ironizzare il mago. Ma Dubhe non aveva nessuna voglia di scherzare.
- Lonerin…-
- Senti, il ragazzino non convince neanche me. Probabilmente è un bugiardo a partire dal fatto che ci ha mentito sul suo nome, perché non credo si chiami Asthel. Ma in ogni caso fugge anche lui dalla Gilda e sembra davvero sapere come arrivare da Sennar, quindi tanto vale portarcelo dietro. Dopotutto non possiamo abbandonare un bambino. –
La ragazza annuì, poco convinta.



Il mezz’elfo passeggiava fuori dalla locanda. Fortunatamente la Gilda non si era ancora fatta viva da quando avevano abbandonato Narbet, ciò poteva significare che o avevano perso le loro tracce, oppure avevano guadagnato una buona distanza negli ultimi tre giorni. Lui era più per la seconda ipotesi.
Il mezz’elfo sapeva che i suoi due compagni di viaggio non si fidavano di lui, ma dopotutto non poteva biasimarli. Nemmeno lui si sarebbe fidato di se stesso nella loro situazione. Tuttavia la cosa iniziava ad irritarlo. Continuavano a rivolgergli sguardi ostili e sospettosi. Avrebbe molto preferito che lo ignorassero. Tutto questo rendeva il viaggio particolarmente penoso e non faceva che aumentare il suo stato di confusione dovuto agli ultimi avvenimenti. Non aveva la più pallida idea di cosa fare, il suo unico pensiero fisso era trovare Sennar, forse lui gli avrebbe schiarito le idee.
Già, e poi?
Il mezz’elfo scosse il capo, cercando d’allontanare quei pensieri. Continuare a rimuginare era inutile.
Ti andrà in fumo il cervello se non la smetti.


Nei cinque giorni successivi attraversarono la pianura desolata della Grande Terra, cosa che rese il mezz’elfo ancora più pensieroso. Dubhe e Lonerin si scambiavano ogni tanto qualche parola sulla strada da prendere, per il resto regnava il silenzio.
Alla sera accendevano sempre un piccolo fuoco per scaldarsi, intorno al quale consumavano con particolare attenzione le provviste e discutevano sul da farsi.
- Dovremmo procurarci una barca per attraversare il Saar, una volta raggiunti i confini della Terra del Vento – disse Lonerin.
- Forse sarebbe meglio procurarcela prima. Vicino a Salazar scorre un fiume, è meglio procurarcela lì e lasciare i cavalli alla città-torre, in questo modo copriremo di più le nostre tracce. – Suggerì il mezz’elfo.
Gli altri non ebbero nulla da ridere, il suo ragionamento filava liscio.
Fu in una di quelle notti, durante le sue lunghe passeggiate, che il piccolo mago vide apparire davanti a sé un globo di luce azzurrognola, dove al centro prese forma una pergamena. Era una lettera di Sennar, e d il destinatario non perse tempo, iniziando subito a leggerla.
Come la volta precedente il mago dai capelli rossi si dimostrò di poche parola. Al mezz’elfo dispiaceva, ma dopotutto poteva ben immaginare l’inquietudine e le molteplici domande che in quel momento dovevano vorticare nella testa del mago. In ogni caso fu comunque felice di ricevere sue notizie.
Sennar chiedeva semplicemente dove si trovasse e quando sarebbe arrivato. Ovviamente non vedeva l’ora d’avere dei chiarimenti ed inquadrare quale fosse la situazione.
Nella sua risposta, il mezz’elfo fece il possibile per rassicurarlo. Gli raccontò del viaggio che stavano facendo, dell’attacco della Gilda, del fatto che ogni tanto i suoi poteri gli davano buca, aggiunse anche che non appena sarebbero giunti nelle Terre Ignote l’avrebbe informato.
Quando, infine, arrivarono nella Terra del Vento, al mezz’elfo parve trascorsa un’eternità.
Come previsto si procurarono un barca, abbandonando i cavalli al villaggio e fecero un po’ di scorte per il viaggio.
Il tragitto in braca fu, se possibile, ancora più penoso di quello precedente, soprattutto per il mezz’elfo che fu costretto a rinunciare alle passeggiate notturne. La nebbia umida e appiccicosa che avvolgeva la barca a l’intera superficie lacustre era opprimente, e nascondeva innanzi a loro il percorso del fiume. La nebbia si dissipò, o almeno si fece meno compatta quando raggiunsero le acque ribollenti del Saar.
- Non sarà facile arrivare dall’altra parte – disse Dubhe, visibilmente preoccupata.
Mille spruzzi d’acqua bagnavano loro i visi, tentarono più volte di remare contro la corrente impetuosa ed evitare i massi acuminati che spuntavano dal fiume gorgogliante. Solo dopo una mezz’ora di tentavi, in cui rischiarono più volte di rimanere incagliati tra le rocce, cercarono un altro modo per raggiungere l’altra sponda.
- Dobbiamo usare la magia, non c’è altra soluzione. Di questo passo non concluderemo nulla, a parte finire a picco con la braca sul fondo del fiume – disse Lonerin.
- Possiamo usare l’incantesimo del volare- disse Asthel.
- Puoi portarci direttamente a casa di Sennar? –
Il mezz’elfo rifletté. A casa di Sennar non c’era mai stato, tuttavia il mago gli aveva spiegato in modo preciso dove si trovava. Il vero problema era che lui non conosceva bene la zona per poter dire con certezza che vi sarebbero arrivati, per non parlare dei suoi poteri. Tuttavia sentiva che la sua energia magica si era ristabilita, forse non completamente, ma doveva rischiare, in ogni caso una volta giunti a destinazione avrebbe avuto tutto il tempo per riprendersi completamente.
- Posso provare. –
I tre si presero per mano, chiusero gli occhi e avvertirono qualcosa di simile al vuoto nello stomaco, i piedi che non toccavano più il suolo della barca. Quando riaprirono gli occhi, scoprirono di trovarsi in un luogo sconosciuto e molto diverso dal Mondo Emerso. La fitta vegetazione di una foresta li avvolgeva, scura e impenetrabile da far quasi paura. Doveva essere notte, perché il buio era troppo intenso perché l’oscurità fosse solo semplice opera dei rami intricati, che creavano una volta vegetale sopra di loro. Alzando lo sguardo, il mezz’elfo poté infatti vedere dei ritagli di cielo blu, puntellato di stelle luminose.
- Eccola. –
Il piccola mago puntò i dito davanti a sé. Di fronte a loro, infondo a un vialetto, sorgeva un casupola dal tetto di paglia, dalla quale proveniva una luce intesa e rassicurante.



Lonerin picchiò tre colpi sulla porticina della casa, che parvero rimbombare nel silenzio della foresta, vivacizzata solo dal canto del grilli e dal verso di un gufo che alzava il suo grido sopra la chioma verdeggiate degli alberi, nel bel mezzo della notte. All’interno risuonarono dei passi e un’ombra si stagliò sulla finestra luminosa.
Il mezz’elfo attese con il fiato sospeso, mentre la porta s’apriva con una lentezza snervante e quasi ossessiva.
- Sei in anticipo, non è da te. – Esordì ironico il vecchio che apparve sulla soglia.
Sennar era molto cambiato dall’ultima volta che il piccolo mago l’aveva visto. Certo avrebbe dovuto immaginarlo, dopotutto erano passati quarant’anni, tuttavia gli fece uno strano effetto, forse proprio perché, lui, che non poteva crescere, vedeva la vecchiaia come qualcosa di astratto e che non riusciva a concepire. Una realtà lontana e impossibile per lui. Ma non per Sennar. Il mago era invecchiato, sul suo volto non traspariva più l’espressine spiritosa e decisa che il mezz’elfo aveva conosciuto. Sembrava uno di quei vecchi maghi che tanto aveva immaginato da piccolo, quei potenti saggi dalla lunga barba bianca, con le lunghe vesti e un bastone nodoso su cui appoggiarsi. Tuttavia c’era qualcosa d’inconfondibile sul volto del vecchio mago: gli occhi di un azzurro terribilmente chiaro. Qualcosa però turbò il mezz’elfo. C’era qualcosa nell’espressione del vecchio amico, che lui conosceva bene, un dolore ed una tristezza che il mezz’elfo aveva provato molto tempo prima sulla sua pelle. Il mezz’elfo gli sorrise tristemente da sotto il cappuccio e un lampo di comprensione passò sui volti dei due. In quel semplice sguardo vi era riflessa la stessa via dolente che entrambi avevano percorso.
- Abbiamo avuto dei problemi ad attraversare il Saar. –
Sennar sorrise, erano tutti e tre fradici.
- A quanto pare l’imprevisto si è dimostrato un modo per arrivare prima. Ecco perché sei stranamente in anticipo e perché non mi hai avvisato del tuo arrivo come ti avevo chiesto. –
Il vecchio mago invitò tre ad entrare. L’interno non era molto grande, un camino illuminava l’intero ambiente, sul tavolo rettangolare al centro erano ammucchiati un gran numero di libri e pergamene.
I quattro presero posto intorno al tavolo e, finalmente, Sennar rivolse l’attenzione agli altri due.
Dubhe e Lonerin raccontarono del Consiglio delle acque, della maledizione e dei piani della Gilda. Sennar ascoltò impassibile l’intero racconto, mentre versava della fumanti tazze di tè agli ospiti, e lanciando ogni tanto delle occhiate al mezz’elfo.
- Insomma, la gilda ha richiamato lo spirito del Tiranno e sta cercando il corpo di un mezz’elfo in cui metterlo. Sappiamo che è sulle tracce di vostro nipote, San. –
Sennar appoggiò sul tavolo un piattino con biscotti, Asthel ne prese subito uno, era affamato.
- Per la tua maledizione non posso fare nulla. Ho esaurito tutti i miei poteri quando ho tentato di richiamare lo spirito di Nihal, morta diversi anni fa. La mia magia è al minimo, non ho la forza di spezzare un sigillo. –
Poi si voltò verso il mezz’elfo. – Forse qualcun’altro sì, però. –
- Per il resto, non m’importa nulla del Mondo Emerso, gli ho già dato tutto ciò che avevo e ora voglio solo terminare la mia vita in solitudine. –
Allora ho visto giusto, pensò tra sé il piccolo mago.
- Ma vostro nipote è in pericolo – continuò Lonerin.
Sennar sogghignò. – E’ molto meno in pericolo di quel che credete, visto che il Tiranno è già tornato in vita per conto suo ed in questo momento è ospite a casa mia a bere il tè. –
I due rimasero interdetti e il mezz’elfo lo maledisse tra sé il mago, mentre mangiava l’ultimo biscotto. Non mi sono mica tenuto il cappuccio per tutto il viaggio per divertimento!
- Ti piacciono i biscotti, Aster? – chiese Sennar rivolto al maghetto.
- Molto - rispose Aster tranquillo, come se le parole di poco prima non l’avessero irritato. – Li hai fatti tu? –
- No, gli Huyé, delle creature che vivono in questa foresta. Ogni tanto mi lasciano qualcosa nell’albero cavo di fronte a casa. –
- Sono molto gentili. –
- Già, e tu molto sciocco. Hai intenzione di portare avanti questa commedia ancora per molto? –
- Quale commedia? –
- Ti ricordavo meno spiritoso. Lo sai benissimo. Vedi, è molto irritante parlare con qualcuno che tiene il cappuccio calato e non si fa vedere in faccia. –
- Era necessario – rispose Aster, serio.
- Ora non più, mi pare. –
Con un unico movimento elegante, Aster si tolse il mantello inzuppato delle acque del Saar. Lo mise vicino al camino per farlo asciugare, poi si voltò verso gli altri con un’espressione indispettita dipinta in volto.
Sennar sorrise teneramente, era proprio come se lo ricordava. Bellissimo, con i cappelli del colore della notte che gl’incorniciavano un viso ovale e dalla pelle diafana, gli occhi di un verde sconvolgente e le aggraziate orecchie a punta che spuntavano dalla chioma.
- Non sei cambiato per niente. –
- Sarebbe strano il contrario. –
Dubhe saltò in piedi con uno scatto improvviso, puntando il dito terrorizzata contro il mezz’elfo.
- E’ lui Aster, quell’Aster! Lui è il Tiranno! –
Lonerin fece scorrere lo sguardo da Aster a Sennar, senza capacitarsi di quel che stava accadendo.
- Visto che il mio travestimento era necessario? – disse Aster a Sennar.
Il vecchio mago sogghignò.
- In ogni caso non potevi tenerlo per sempre. –
- Che cosa sta succedendo? – chiese Lonerin in cerca di spiegazioni.
Aster tornò a sedersi ed uno sguardo del vecchio mago lo invitò a raccontare ciò che era accaduto nei sotterranei della gilda.
- E’ iniziato tutto circa un mese fa…-
Il mezz’elfo racconto del modo misterioso in cui era tornato in vita, di come era fuggito dalla Casa sino a quando aveva rintracciato i due.
Al termine del racconto Dubhe e Lonerin erano più confusi che altro e i sospetti della ragazza nei suoi confronti non potevano essere che aumentati.
- E’ inutile che fate quelle facce -, iniziò Sennar – se il piccoletto avesse voluto uccidervi o consegnarvi alla Gilda sareste già parecchi metri sotto terra. –
- Grazie Sennar -, disse Aster con una punta d’ironia. - E comunque, nonostante quello che dice n giro Yeshol, io non ho nulla a che fare con la Gilda. –
- Ora, credo sia giunto il momento di farsi una buona dormita, questa giornata è stata ricca d’emozioni per tutti, quindi, visto che ripartirete presto è meglio che andiate a dormire. Il granaio è a vostra disposizione. –
I due ragazzi non se lo fecero ripetere due volte, sparendo subito nel granaio. La loro visita a Sennar si era dimostrata molto diversa da come se l’erano immaginata. Lonerin non riusciva nemmeno lontanamente a far coincidere l’immagine che si era fatto dell’eroe del Mondo Emerso con il vecchio che si era trovato di fronte, che oltre ad aver trovato i loro problemi inutili, parlava con quello che doveva essere il Tiranno come se si trattasse di un vecchio amico. Il ragazzo non ci teneva ad indagare oltre, almeno non per ora, quello che aveva visto pochi minuti prima gli era bastato e in ogni caso voleva fidarsi di Sennar.
Al contrario, Dubhe la pensava diversamente. Se le parole del mago le avevano tolto molta della speranza che nutriva della possibilità di liberarsi della maledizione, il pensare che Aster era uno dei più grandi maghi mai esistiti gliel’aveva in parte ridata. Tuttavia come si poteva fidare, sapendo che sotto quei riccioli scuri e oltre i luminosi occhi verdi si celava il Tiranno? Quello che la gilda, da lei tanto odiata, venerava come se fosse il messia?
Una parte di lei voleva fidarsi, perché sapeva che lui sarebbe riuscito a liberarla dalla maledizione, ma quando si ricordava chi era si dava della stupida per aver creduto che potesse aiutarla.



- Allora? Dalle tue lettere sembrava dovessi farmi un discorso lungo ore, ma ora te ne stai zitto, zitto. –
Sennar fisso Aster, come nel tentativo di carpire i suoi pensieri. Ma era un gesto inutile. Quegli occhi di un verde sconvolgente rimanevano imperscrutabili e il vecchio mago si ricordò quanto, nelle prigioni della Rocca, aveva odiato quell’espressione, quanto l’aveva giudicata priva di sentimenti. Ma ora sapeva che non era vero. Dietro quell’espressione di fredda pacatezza si celava un disperazione infinita, una sensibilità ed un amore per il mondo così forte da essere risultato distruttivo. Perché anche l’amore, come l’odio, se troppo potente può portare solo alla distruzione.
Aster invece s’accorse dei suoi pensieri, perché sorrise, con quel suo sorriso dolce capace di sciogliere anche un blocco di ghiaccio.
- Non so da dove cominciare. Sono così confuso, ho così tante cose da dire ma non trovo le parole. –
- Allora ti do una mano. Perché sei venuto qui? –
- Questo me lo sto chiedendo anch’io da quando mi sono messo in contatto con te. Non so spiegarlo, ma quando ho preso questa decisione mi è parsa la cosa più normale da fare. Ero confuso, te l’ho detto, e nelle mia confusione ero certo che parlare con te sarebbe stata la soluzione migliore. –
- Perché sei scappato dalla Gilda? Avresti potuto portare a termine i tuoi piani. –
- E a che scopo? Io sono morto, Sennar, non appartengo a questo tempo e a questo mondo. E poi, non penso di crederci più. E’ stato quando ho parlato con te che ho iniziato a pormi delle domande, nonostante tutta la mia determinazione. –
- Che domande? –
- Non so dirti di preciso, perché non furono molto chiare neanche a me. Però ho pensato: “ e se anche il Mondo Emerso avesse un nuovo inizio, chi mi dice che le cose andranno meglio, che la gente vivrà in armonia e le guerre non ci saranno? Forse tutto è destinato a ripetersi all’infinito, come un ciclo continuo che non ha mai fine’ “ –
Sennar sorrise. – Nessuno, Aster. Cosa pensi, ora? –
Il bambino corrugò la fronte, nel tentativo di mettere i ordine i pensieri.
- Cerco risposte ma so’ che di risposte non ce ne sono. Forse non c’è proprio niente da salvare, le creature di questo mondo continueranno in eterno le loro guerre perche odiarne sta nella natura di ognuna di loro, ma forse possiamo decidere di credere nel loro lato buono. Non si potrà salvare tutti, ma qualcuno sì. Forse ognuno di noi dovrebbe fare qualcosa nel suo piccolo per migliorare le cose, non sarà mai un mondo perfetto, perché non esiste.
- Ma ha davvero importanza tutto questo ? Non esistono risposte giuste, solo continue domande. Ma possiamo fare delle scelte, possiamo scegliere se abbandonarci al dolore e vedere solo il lato negativo di questo mondo, o possiamo credere al lato buone delle persone e vedere in questo una speranza, per quanto flebile che sia. –

Hai amato la sensazione del sangue dei morti che ti scorreva sulle braccia, ti sei sentita potente ogni volta che hai trapassato a fil di spada uomini e gnomi. Vite spazzate via dalla tua lama nera.

Non è in questo eterno circolo che risiede il senso della nostra vita?

image[IMG]

image


image[/URL]




 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
10 replies since 29/4/2008, 22:14
 
Reply

load
Fast reply

 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email:



 

 
 



Panther Pink Inspirations Skin by: © 2004 Plausible Pixels

MuSiC Of ThE WeEk
Get this widget | Share | Track details >
 


§°AFFILIATI°§

Image Hosted by ImageShack.us Fantasynight Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us Image Hosted by ImageShack.us Immagine Allegata Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.usIl Regno Infinito GDRLa Taverna del FantasyImage Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us bla
Image and video hosting by TinyPicImage Hosted by ImageShack.us

 


Skin designed by©Katyna of the SkinFactory